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Cicerone, nelle sue lettere ad Attico, fa menzione che: "Cesare, da Fermo in Castrum Truentino venisse" (lib. 8; epist. 18). Plinio scrive: "Truentum cum amne, quod solumLiburnorum in Italia est" (Hist. nat. lib. 3, cap.13), e Strabone, avvisa finalmente: "Deinceps Truentum, et eiusdem inis oppidum" (lib. 6). I Goti e poi i Longobardi, nel 739, smantellarono la città truentina.
Gli scampati ricostruirono nell'acropoli dell'antica città un rozzo paese chiamato "Civitas Tomac- chiara" e alle foci del Tronto, "Torri a Tronto".

Piazza Vittorio Emanuele, oggi Piazza del Popolo, e Via dello Sperone in una cartolina del 1916
Ma gli scampati truentini non si sentivano sicuri in questi due paesi, cosi spianarono il più alto colle del territorio e vi formarono una piccola colonia. Colonnella è sorta dall'incastellazione di due popolazioni di due parrocchie diverse: San Biagio e Santi Cipriano e Giustina (Palma vol. 4 pag. 169). Nel "Cronicon Farfense" del 936-962, troviamo due citazioni: "Curtem S.Maria nnellae" e "Curtem de Colunnella".
Alla fine del 900, Colonnella apparteneva al Ducato di Spoleto che possedeva la "Contea di Aprutium e quella di Ascoli".
Ma i Normanni che si erano stabiliti in Puglia e in Sicilia cominciarono la loro penetrazione a Nord, furono fermati sul Tronto dal Papa Gregorio VII, nel 1078 con la minaccia della scomunica. Perciò Colonnella passò al Regno di

Piazza del Popolo in una cartolina dei primi anni del '900
Napoli, subendo le sorti degli Angioini e degli Aragonesi. Nel 1273 l'Abruzzo fu diviso in due province: Citra e Ultra flumen Piscaria. Nel 1282, Carlo I d'Angiò emanò un capitolare in Cicerone, nelle sue lettere ad Attico, fa menzione che: "Cesare, da Fermo in Castrum Truentino venisse" (lib. 8; epist. 18). Plinio scrive: "Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia est" (Hist. nat. lib. 3, cap.13), e Strabone, avvisa finalmente: "Deinceps Truentum, et eiusdem nominis oppidum" (lib. 6). I Goti e poi i Longobardi, nel 739, smantellarono la città truentina. Gli scampati ricostruirono nell'acropoli dell'antica città un rozzo paese chiamato "Civitas Tomacchiara" e alle foci dei Tronto, "Torri a Tronto". Ma gli scampati truentini non si sentivano sicuri in questi due paesi, cosi spianarono il piú alto colle dei territorio e vi formarono una piccola colonia. Colonnella é sorta dall'incastellazione di due popolazioni di due parrocchie diverse: San Biagio e Santi Cipriano e Giustina (Palma vol. 4 pag. 169). Nel "Cronicon Farfense" del 936-962, troviamo due citazioni: "Curtem S.Maria Colunnellae" e "Curtem de Colunnella".
Alla fine dei 900, Colonnella apparteneva al Ducato di Spoleto che possedeva la "Contea di Aprutium e quella di Ascoli". Ma i Normanni che si erano stabiliti in Puglia e in Sicilia cominciarono la loro penetrazione a Nord, furono fermati sul Tronto dal Papa Gregorio VII,

Panorama di Colonnella in una cartolina del 1913
nel 1078 con la minaccia della scomunica. Perció Colonnella passó al Regno di Napoli, subendo le sorti degli Angioini e degli Aragonesi. Nel 1273 l'Abruzzo fu diviso in due province: Citra e Ultra flumen Piscaria.
Nel 1282, Carlo 1 d'Angió emanó un capitolare in cui si designavano i punti strategici e i passi ai confini del Regno e vi inscrisse Colonnella e Torre a Tronto. Colonnella venne designato "Capitolo" ovvero "Posto fisso di dogana". Nel 1385 il Re di Napoli, Carlo III, vendette Colonnella ad Ascoli.
Nel 1440, Francesco Sforza, per combattere Giosia Acquaviva, penetrò dalla Marca in territorio Aprutino e fece devastare molti luoghi e tra questi Torri a Tronto e Civita Tomacchiara, che non risorsero più.
Il 22 novembre 1535, Carlo V, per ribellione commessa dagli Ascolani, concesse la terra di Colonnella a Benedetto Rosales, per un compenso di 200 ducati.

Un tratto di Via Indipendenza, nel centro storico, alla fine degli anni '50
Nel 1582 troviamo il nipote di Benedetto, Giulio Cesare Rosales, a capo dei briganti e nel 1588, caduto nelle mani della giustizia, venne condannato a morte e giustiziato.
Successivamente, nel 1602, Colonnella fu acquistata da Andrea Matteo Acquaviva, duca di Atri e principe di Caserta per 2.200 ducati; nel 1640 fu venduta Colonnella a Diana di Capua per 23.131 ducati.
Abitanti di Colonnella, elencati per fuochi: a.1532 (f. 124), a. 1545 (f. 167), a. 1561 (f. 200), a. 1595 (f. 171), a. 1648 (f. 170), a. 1699 (f.146), a. 1797 (f. 1.350).
Sempre aggregata al Regno di Napoli, Colonnella ne seguí il destino ed ebbe la sua importanza come centro militare avanzato. Alla fine dei '700 a Napoli comparirono i primi patrioti, aperti alle idee della Rivoluzione francese. Dal 18 giugno 1796 vennero fortificati i confini del Regno per resistere all'avanzata delle truppe francesi specialmente presso il fiume Tronto; ma i generali preferirono arrendersi senza colpo ferire e vendettero tutti i fortini ai Francesi. Nel dicembre del 1796 scoppiò fuiminea, a Colonnella, la rivolta contro i Francesi, venne distrutto il ponte sul Tronto, organizzata la guerriglia, tese imboscate, presi e seviziati i soldati francesi. Ma con l'arrivo della colonna francese dei generale Planta, Colonnella venne riassoggettata e terribilmente saccheggiata, fu incendiato il municipio, e distrutti tutti gli atti e le scritture pubbliche.
Nel 1806 i Francesi conquistarono Teramo e la fortezza di Civitella. Il 2 agosto 1806 vennero abolite le Università e il presidato; iniziò nei Comuni il governo dei Decurioni, di età non inferiore a 21 anni, di condizione economica pari a un reddito di 96 ducati ed estratti a sorte.

Via Roma in estate negli anni '60, in una cartolina dell'epoca
Sempre nel 1806, Ferdinando IV fuggì in Sicilia e venne creato il nuovo Regno di Napoli, affidato a Giuseppe Bonaparte, che nominato nel luglio 1807 Re di Spagna, lascia il potere a Gioacchino Murat che sarà fucilato nel 1815.
Nell'anno 1809 i fratelli Ciammarichella avevano costituito un gruppo di rivoltosi e si facevano chiamare "insorgenti". Essi agivano quali sostenitori dei Re Ferdinando IV contro i "Francesi giacobini".
Fecero irruzione a Colonnella, a quel tempo amministrata dal Sindaco Giuseppe Castagna, e la saccheggiarono.
Dopo aver corrotto quattro guardie civiche, entrarono in paese e iniziarono eccidi e vendette. Dopo alterne vicende fu ristabilito l'ordine e furono sgominati i rivoltosi. I pochi superstiti ripararono nei paesi vicini e sulle montagne.
Si erano fatti corrompere Luigi Ionni, Marco Trivelli e i fratelli Michele e Filippo Camozzi. Gli "insorgenti" erano: Pasquale, Silvestro e Domenicantonio Pezza, Giovanni e Lorenzo Marini, Tommaso Ionni, Mattia Pandolfi, Angelo De Santis, Serafino De Santis, Bernardo Tori, Francesco, Sabatino e Pancrazio Bianchini.
Tra i molti briganti che operavano nel territorio di Colonnella ricordiamo: Sante Sgaliffa, Pietro Cesarini, Francesco Di Giuseppe, Giuseppe e Vincenzo Paolucci, Emidio Pecoraro, Ventura Piccioni, Giacomo e Giovanni Pistoferri, Claudio, Lorenzo e Vincenzo Di Saverio, Gioacchino Silimperi.
Tra le bande ricordiamo: la banda dello Sciabolone, dei Piceno, la banda dei fratelli Ciammarichella e la banda di Nicomì, già garzone dei Ciammarichella.
Il Congresso di Vienna riconsegna a Ferdinando IV il suo territorio che si chiamerà "Regno delle Due Sicilie" e il Re prende il nome di Ferdinando I.
Anche Colonnella, analogamente agli altri comuni a sud dei Tronto, era compresa nel Regno delle due Sicilie.

Lo stemma di Colonnella
Il comune era amministrato da un Sindaco, eletto dall'Intendente provinciale, da un l' eletto, o vice Sindaco, da un 2' eletto e da 10 decurioni; potevano votare ed essere eletti i cittadini che pagavano le tasse e i professionisti. Alla fine degli anni '50 il Regno delle due Sicilie si avviava alla sua fine, per opera dei patrioti, delle rivolte popolari e per lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la conseguente conquista di Napoli, avvenuta l'8 settembre 1860. Il plebiscito dei 21 ottobre 1860, che proponeva o il ritorno dei Borboni sul Tronto o l'annessione al Regno d'Italia" si concluse per la provincia di Teramo a favore della seconda alternativa con 15.113 "si" e soli 165 "no". L'11 ottobre 1861, il Sindaco Giuseppe Marzi e la Giunta, composta dagli assessori Filippo Castagna, Michele Crescenzi, Achille Castagna e Giovanni Barnabei, deliberarono: "Considerando che la solenne rimembranza del Plebiscito dei 21 ottobre 1860, avvenuto in ciascun comune di queste province meridionali, deve essere solennizzata con ogni pompa, così questa Giunta delibera che sia celebrata una festa civile in questo Comune nel dì 21 corrente, anniversario dei voto popolare per l'Unità d'Italia sotto lo scettro dell'immortale Vittorio Emanuele".
Nel 1862, su una popolazione di 3.809 abitanti, gli elettori erano 55.

Panorama di Colonnella
Il Comune nel 1862 cominciò ad affrontare i problemi urgenti come la costruzione di un ponte stabile sul fiume Tronto in sostituzione del "ponte a battelli"; cosi "mentre si sta per costruire il ponte di fabbrica per la ferrovia, il Comune chiede al Governo che questi si facesse più largo per dare il passaggio ai cariaggi a ruota". Si curò l'istruzione pubblica, la realizzazione di strade per Controguerra, Martinsicuro e Tortoreto e si cominciò ad affrontare il problema del rifornimento di acqua potabile.
Risulta dagli atti comunali che nel 1867 venne demolita la vecchia chiesa di San Leopardo, sita in Largo palazzo e i servizi religiosi vennero svolti nella nuova chiesa dei Ss. dipriano e Giustina. Nel 1873 venne affrontato il problema dell'illuminazione pubblica che verrà realizzata con 10 lampioni a petrolio e potenziata con altri 3 lampioni nel 1879. Nel 1896 vi fu "un periodo doloroso per la nostra salubre e ridente contrada, cioè l'invasione colerica".
Nel 1900 l'impianto di illuminazione pubblica a petrolio venne trasformato in impianto ad acetilene e successivamente nel 1913 in impianto elettrico, che faceva dire al SIndaco: "alla fine di Luglio l'arcano fluido poteva rallegrare di luce diamantina il nostro paese".
Sindaci efficienti furono dal 1886 al 1890 Francesco Franchi e dal 1902 al 1905 Bernardo Volpi.

La lapide a Giordano Bruno collocata sul facciale del Municipio nel 1914
L'artefice dell'assetto urbanistico di Colonnella fu il Sindaco Massimo Cincolà. Con l'avvento dei fascismo un podestà molto attivo fu Francesco Franchi che realizzò numerose opere pubbliche. Egli affrontò anche il problema dello stemma e la relativa delibera del 27 novembre1930 affermava: "Il nostro Comune da tempo immemorabile fa uso di uno stemma rappresentato da uno scudo avente in basso due ramoscelli di alloro incrociati e nel mezzo una colonna sorgente su tre punte raffiguranti i tre colli (Civita, centro abitato, colle Marzio) e sul colle Civita sorgeva l'antica città di Truentum distrutta nel 565 dai Bizantini guidati da Giovanni, nipote di Bellisario e inviato nel Piceno a combattere i Goti e distruggere le città loro amiche; riteniamo, in mancanza di documenti probatori in possesso di questo municipio, per essere stato l'archivio comunale distrutto superó quello del capoluogo sembró che la situazione nella invasione francese dei 1809, che l'uso antico del suddetto stemma ne sanziona la legittimità dell'assunzione e dei possesso".
Nel 1936 venne inaugurato il monumento ai caduti in piazza Garibaldi e nel 1938 la nuova scuola elementare in entrambi i casi con la partecipazione di S.e. Pietro Badoglio, Maresciallo d'Italia e Duca di Addis Abeba.
Sulle lapidi del monumento sono riportati i nomi dei caduti: 76 del primo conflitto mondiale e 51 del secondo. Nelle elezioni comunali del 1946 conquistarono il potere le sinistre.

Lungo la caratteristica scalinata si possono riconoscere: il Monumento ai Caduti, il Municipio, la Chiesa parrocchiale
Negli anni successivi la contrapposizione tra la frazione di Martinsicuro e il capoluogo si accentuò, la rivalità tra i due centri era sempre esistita, ma quando il numero degli abitanti di Martinsicuro superò quello del capoluogo sembrò che la situazione potesse degenerare. Per un certo periodo la maggioranza conciliare del Comune fu detenuta dai rappresentanti della frazione. Sembrò evidente che anche il nome dei Comune potesse cambiare. La popolazione dei capoluogo si mobilit• e, attenendosi alle leggi in vigore, chiese la divisione territoriale che ottenne nel 1963; Martinsicuro e Villa Rosa vennero staccate da Colonnella per formare il Comune di Martinsicuro. Da allora la vita di Colonnella non ha più subito "sussulti" e procede tranquilla come quella di tanti altri piccoli paesi di provincia. I Sindaci che da allora hanno guidato il nostro paese sono stati nell'ordine: Guido Iustini, Rivo Bianchini, Ugo Crescenzi, Vincenzo Cichetti e Augusto Di Stanislao che è attualmente in carica.